RECENSIONE La monaca

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RECENSIONE LA MONACA 
di Simonetta AGNELLO HORNBY

"Aveva firmato il giuramento; la badessa e il cardinale lo sottoscrissero. Si girò: dietro di lei, un tappeto scuro era stato disteso a terra, e quattro candelieri con torce ardevano agli angoli; vi si coricò bocconi. Le quattro monache la coprirono con una coltre nera, con in mezzo un grande ricamo in argento: un teschio."

L'autrice 

agnello_sito_2016Ho sentito per la prima volta il nome dell'autrice Simonetta Agnello Hornby durante un'intervista da Fazio qualche tempo fa. 
Non conoscevo il personaggio, il genere dei suoi libri, lo stile della sua scrittura, ma sono stata subito ipnotizzata dal tono della sua voce (con un forte accento siciliano) e dalla bellezza del suo racconto.
Rimasta colpita da questa donna così semplice eppure misteriosa, presi l'appunto mentale di cercare qualcuno dei suoi libri.
Da quell'intervista di Fazio il tempo è passato, ma non la mia curiosità di leggere la Hornby.
Palermitana d'origine, Simonetta ha fatto una bella carriera nel campo della giurisprudenza, dedicandosi soprattutto alle violenze che purtroppo avvengono nelle famiglie.
Dopo il suo matrimonio con un inglese, ha vissuto in parti del mondo molto diverse e lontane, ma dal 1970 si è stabilita a Londra. Il successo nella scrittura è arrivato dopo, e dal 2008 Simonetta si dedica principalmente ai suoi libri. Il suo ultimo romanzo, Caffè Amaro, e uscito quest'anno e ha portato l'autrice in Italia per un fortunato tour nelle librerie.

Il libro

Come già saprete, da ormai un anno mi sono stabilita in Svizzera per motivi di studio e lavoro. Sono nella parte romanda e quindi ho modo di praticare la lingua francese, ciò non mi impedisce però, di leggere di tanto in tanto un bel libro in italiano.
La biblioteca universitaria della città di Neuchâtel, dove abito, ha un sezione di libri in lingua italiana e quando ho visto tra i nuovi arrivi La Monaca, ho pensato che fosse finalmente tempo di scoprire la scrittura della Hornby.
Vi anticipo già che è stata una lettura eccezionale, che mi sono divertita a leggere all'aperto, circondata dal delizioso odore dell'uva che si diffonde in questi territori durante tutto il periodo della vendemmia.

La storia inizia a Messina nel 1839, in una famiglia poco nobile e poco ricca, che costruisce su quel poco una grande apparenza di benessere, prima di scivolare nella miseria.
Tra le numerose figlie presenti, ben presto l'attenzione del lettore viene portata su Agata, una graziosa ragazzina che sogna il suo avvenire tra le braccia di Giacomo, un ragazzo che per il momento deve accontentarsi di guardare di nascosto dal davanzale.
Dalle prime pagine e per tutto il libro, si respira l'atmosfera popolare del Sud Italia, fatta di credenze, di sentimenti, di usi e costumi propri di quel tempo (il 19° secolo). Che sono belli proprio perché non vengono trasportati in un'epoca recente, come invece si vede in altri libri o film, dove l'intenzione di trasmettere l'idea che il tempo non sia passato, crea soltanto una brutta parodia.

Dopo la morte del padre, Agata e costretta a lasciare la Sicilia e l'amato, e seguire la madre a Napoli dove, presso alcuni parenti, cercheranno di ottenere i fondi necessari alla dote e quindi al matrimonio delle altre figlie e di Agata stessa.
Qualcosa però non va come previsto, e dopo qualche tempo l'unico futuro possibile per Agata sembra essere quello della clausura.

La badessa del convento di San Giorgio Stilita, è la sorella del padre di Agata ed è pronta ad avvantaggiare la nipote per l'ingresso e la vita nel convento.
È proprio qui che si svolge la parte centrale del romanzo, intrisa dei sentimenti di Agata: sconforto in un primo tempo, ma con il passare dei mesi e poi degli anni, anche abbandono e un senso di comunione con il mondo intero.
Agata è un'idealista, è mal reagisce alle ingiustizie delle quali è spettatrice nel convento. Invece si appassiona fortemente alle vicende politiche del tempo, e quindi ai moti rivoluzionari che animano l'Italia del 19° secolo.
Si trova a trascorrere gli anni centrali del suo sviluppo personale in un luogo particolarissimo. Ha l'occasione di imparare a panificare, e le basi della farmacia, doti che le saranno utili in futuro, ma è costretta a vivere lontano dalla sua famiglia e a dimenticare il suo primo amore. La distanza che si crea da subito con le altre monache, porteranno quindi Agata ad una situazione di estrema solitudine. 
Non tutte resistono a una prova come questa, soprattutto se non è stata una scelta libera. Lei invece va avanti, sopporta tutto, legge, sogna, spera!

Il conflitto interno dell'animo di Agata, è trattato con estrema profondità e attenzione.
La scrittura della Hornby è molto curata e scorre piacevolmente, pur trattando temi a volte molto difficili.
La trama de La monaca è in effetti abbastanza complessa, ma la suspance è  quasi completamente annullata dal titolo di ogni capitolo, che riassume brevemente quello che succederà.
Vi ho trovato, un'accurata descrizione delle pratiche monacali dell'epoca che a volte si possono leggere come un'autentica denuncia per quello che succedeva in quei micromondi nascosti.

La poesia della Hornby è quasi esclusivamente dedicata alle descrizioni cittadine e rurali del Sud Italia, dalle quali si percepisce forte l'amore dell'autrice per questi luoghi.

Sito web dell'autrice, http://www.agnellohornby.it/
Intervista all'autrice a proposito de La monaca, corrieredelmezzogiorno.corriere.it

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2 commenti

  1. Sei sempre fonte d'ispirazione per le mie letture!

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    1. Grazie del commento Vale! Tu sei una grande ispirazione per le mie ricette invece! Lo trovo un scambio equo :).

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